Anima - Alessandro Parlato
fade
2240
post-template-default,single,single-post,postid-2240,single-format-standard,edgt-core-1.0,edgtf-boxed,kolumn-ver-1.0,,edgtf-smooth-page-transitions,ajax,edgtf-theme-skin-dark,edgtf-blog-installed,edgtf-header-standard,edgtf-fixed-on-scroll,edgtf-default-mobile-header,edgtf-sticky-up-mobile-header,edgtf-animate-drop-down,edgtf-search-covers-header,wpb-js-composer js-comp-ver-4.9.2,vc_responsive

Anima

Tolentino, Castello della Rancia
Anima, 10 marzo

Anima è, una continua ricerca, un’ostinata voglia di creare, un ritratto della bellezza, interiorità, estetica e un ritorno al dialogo. Sopraggiunge con indiscrezione nei luoghi altri del teatro; oggi può essere un castello, domani un monastero o una cascina abbandonata. Ci si lascia visitare, dai luoghi e dalle persone che lo abitano in funzione di uno spettacolo/incontro dove al centro c’è una fiamma ardente che brilla dell’Anima di ognuno. Certo, il corpo gioca un ruolo importante ma è l’invisibile e pur percepibile a guidarci lungo il dramma, che non si riduce al copione, all’esigenza scenica. L’attore è chiamato a riscoprire il suo lato umano ed è invitato a intervenire sulla scena per renderla vivificata, per superare la semplice sequela della rappresentazione. Insomma non può essere un semplice-attore. Rimane indispensabile il testo di riferimento come lo sono le persone che ogni volta, come la prima volta, si uniscono vicino al focolare di Anima, per dargli vita. Ognuno a suo modo restituisce una parte di mondo unica. Spesso diversa, a volte divergente, eppure legata con un filo sottilissimo all’unisono. Tutti i presupposti in grado preparare l’incontro(!); il dialogo e le responsabilità che ne conseguono,sono a volte addirittura frustrante, altre ti verrebbe da mandare tutti a quel paese e di gettare la spugna, però alla fine rimani e non sai nemmeno cosa ti tenga. Ogni plausibile risposta escluderebbe l’altra; c’è una realtà sempre più grande delle opinioni. Alla fine deduci che è per amore; per l’amore dell’altro, per amore della storia, per l’amore dei fiori … ecco il filo!

Ora guardi i volti delle persone con occhi nuovi. Riesci a cogliere profonde verità, trovi analogie con il cielo. In quel momento, le tue colpe, le tue fatiche, le tue sofferenze, si ridicono a poca cosa, perché ti senti amato. In quel momento il tempo si ferma; la magia del teatro si compie, i corpi convergono all’unisono, la fiamma brilla sulla scena e il mondo gradisce. Anima è, la bellezza che portiamo dentro.


Questioni e domande

Ritorniamo a notte fonda. Appresso a noi la fatica procede negli occhi stanchi, l’ombra trascinata dai piedi pesanti e le poche parole. Abbiamo terminato le prove in un orario indicente, anche oggi. Va bene così; non c’è bellezza senza sacrificio, arriverà anche il tempo di riposarsi. Il corridoio illuminato da una luce biancastra rivela un pavimento fragile che scricchiola ad ogni passo, vibrando nelle pareti di latta sbiadite di grigio. Ci si sente in difetto con questi rumori di troppo in un ambiente così surreale: il pensiero che questa dimora provvisoria sia il rifugio di centinaia di anime in pena, dall’intimità violata, private delle loro case da un maledetto terremoto. Sei posto davanti ad una domanda a cui ogni risposta risulterebbe superflua e contraddittoria; perché sei qui? La stanza in cui siamo ospitati ha le dimensioni di container che pressappoco corrisponde con il minimo necessario per tre ragazzi abituati a viaggiare. Ma altre domande sopraggiungono, quasi accusatorie; come può una famiglia stare qui dentro? Cosa si può fare per migliorare questa condizione? A chi appellarsi? Perché a distanza di tempo sono ancora qui tutti questi ignoti? Mi spiegano che non tutti gli sfollati sono stati in grado di sostenere le spese per una nuova casa, l’affitto, il trasloco. Infatti a rimanere in questo limbo sono le fasce più povere e fragili della popolazione (ci sono anziani, interdetti e per lo più extracomunitari) privi di un sostentamento adeguato. Ho il timore che l’immobilismo delle istituzioni e “le magnerie” dei mascalzoni prevalgano sul buon senso, calpestando la dignità di gente che ha tutto il diritto ad una vita serena. Vi comunque tanta buona volontà da parte dei volontari e dalla protezione civile, e anche dagli stessi abitanti di questo “quartiere”. Tutti se non altro condividono la stessa drammatica esperienza ed hanno a cuore il loro futuro e dei loro figli. Infatti quello che sarebbe un ambiente austero, di plastica, è animato dalle voci di chi chiede normalità , insieme alle grasse risate dei bambini in festa (per loro essere fuori di casa corrisponde a fare festa; un esilio forzato dalle proprie dimore diventa abitare un parco giochi al posto del mondo). Sono i loro disegni a indicarmi la strada per trovare la camera lungo quei corridoi anonimi: via ciclamino, 2b3. Loro che sono erroneamente raffigurati come ingenui, perché reputati incoscienti delle situazioni in cui sono coinvolti, mi dimostrano invece una lucidità mentale e una presa sul reale non troppo distante da chiunque abbia quel trascorso sulle spalle. Loro sanno e soffrono come tutti gli altri, con una sola differenza; non hanno smesso di ridere, non hanno smesso di giocare. Sono una lezione di vita.
Come descrivi l’accoglienza di Fiorella?
Fiorella è stata indispensabile. Ha sostenuto in modo considerevole l’organizzazione e ci ha messo a nostro agio, permettendoci così di lavorare in un ambiente gradevole. Bisogna dargli atto che è proprio una persona gentile.
Se dovessi esprimere una tua sensazione sulla serata al castello?
La sensazione che primeggiava in me era la voglia di divertirmi. Malgrado il testo e il carattere del mio personaggio declinassero nel rammarico man mano che il dramma si costituiva, ho cercato di trovare quella centralità nel gioco. Volevo estendere questa mia leggerezza e felicità al pubblico, coinvolgendolo nelle riflessioni e nei gesti.
Sullo spettacolo realizzato in questa edizione?
Tanta soddisfazione! Chi se lo sarebbe aspettato tutta quella gente? Tra l’altro senza una grande compagnia pubblicitaria e senza il timbro di una produzione assodata al sistema teatro! Talmente tanta gente che si sarebbe potuto addirittura ritorcere contro, impedendo la buona riuscita dello spettacolo, perché in vari quadri una parte del pubblico era escluso. Per non parlare dei momenti vuoti tra una stanza e l’altra. Tutte cose che sono comunque state contenute, come anche gli errori a livello musicale, dalla capacità degli attori chiamati a intervenire tempestivamente. Non era per niente facile eppure eccoci qui, sani e salvi!
Sulla gente presente la sera dello spettacolo?
Mi ha fatto piacere vedere un pubblico vario, incuriosito e ben disposto nei nostri confronti. Diciamo che in un certo senso giocavamo in casa però non era scontato. Come non era scontata la presenza di Davide.
Cosa ha significato per te interpretare Dipinto?
Sicuramente una grossa sfida. La libertà che mi hai concesso e gli spunti su cui mi hai dato modo di riflettere mi hanno permesso di ricredermi su tanti aspetti, concerni alla dinamica del teatro. Di un teatro totale che comprende e coinvolge le persone. Pensare che questo personaggio sia nato da una imprevista e imprevedibile improvvisazione fa alquanto ridere, ripensandoci. Tra l’altro non mi aspettavo che si riuscisse ad inserire con una certa omogeneità dentro il dramma. Poi la sua carica emotiva ricalca verosimilmente un mio modo personale di pormi e di essere, poesia, quindi mi risultava estremamente piacevole da impersonare.
Riguardo all’incontro con il workshop di poesia?
L’incontro del workshop comprende la figura di Davide in primo luogo e quello della pittrice Valentina. Su Davide posso finalmente sentirmi in un rapporto di fiducia e di reciproco rispetto. Lo trovo fondamentale per la mia formazione. L’ho adottato come modello di riferimento, per l’arguzia e la perspicacia del suo pensiero e della sua pratica poetica. Le sue parole sono fonte di una capacità poetica unica che non avevo mai riscontrato. Valentina invece mi incuriosisce. Il suo modo di porsi e di esprimermi hanno aizzato la voglia di approfondirne i suoi linguaggi.
Se dovessi esprimere in una parola l’esperienza per intero?

Ciclamino, come il nome della “via”.



Un ringraziamento particolare a Ludovico Peroni, Davide Rondoni, Fiorella Sampaolo, il Comune di Tolentino, la protezione civile, i simpaticissimi cugini Usman e Moddu, i compagni della 2B3, il guardiano Justin, Paolo Biancofiore (sue sono parte delle foto pubblicate in questo articolo) e chiaramente Giulia Merelli che mi ha condotto in questa esperienza unica.


Dipinto

Iride
No Comments

Post a Comment

Cacciatore di tesori Previous Post
Puledra Next Post