E non c’è scelta – EP II

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[episodio precedente – Non siamo uniti ]

Vedo il suo corpo violaceo ritornare al precedente bianco cadaverico. La sua espressione non è più camuffata dal sorriso nervoso. Il taglio si rimargina, il sangue evapora. Si rialza in piedi. No, non sono né piedi né zampe, ma aghi, affilatissimi.
«Prova ad alzarti, Iride.»
Si avvicina, «Ti dico alzati, Iride.»


Secondo episodio

 

Il corpo mi è estraneo. Rimango immobile. All’ombra.
«Perché non parli, Iride?»
Non riesco ad incenerire la voce – rimango con il fiato sospeso.
«È molto semplice; qui non siamo nel tuo sogno. – si strofina la bocca, trattenendo una risata, dopodiché punta il suo dito aguzzo su di me – Devi guardare con altri occhi.»

Sento un fastidio solleticare il basso addome, salire e salendo indursi diventando dolore, strazio e infine piacere estatico. Vomito. Vomito pece.
Con un filo di voce, ansimante – «Cosa…come…non capisco?!»
«È tutto necessario non preoccuparti, avrai le risposte che cerchi quando il sole sarà al nadir. »
L’osservo piegarsi. Un senso di vertigini mi pervade mentre invischia le mani nel liquame nerastro. Sembra cercare qualcosa e infatti trova; una chiave d’argento.
«Guarda!»

Vedo una porta monolitica sospesa nell’aria. Pare di pietra. Lucida, se ne scorgono i volti scolpiti, di uomini e donne divorati dalle fiamme, mutilati dalle guerre, malformati dalla nascita.
«Attraverso questa chiave avrai libero accesso alle stanze del tuo inconscio – l’Orrore del Profondo ti sta aspettando.»
«Orrore del profondo?»
«Dobbiamo ritornare all’origine.»
«Dobbiamo?»
«Non c’è scelta, solo accettazione.»
Rifiuto di rispondere.
Lo spettro spazientito si siede a gambe conserte di fronte di me. Muto. Ad occhi chiusi.

Provo a liberarmi però una sorta di catena invisibile mi impedisce ogni movimento.
«Iride, tu conosci le leggi che vigono in questo mondo. Lo sai che qui il “tempo” non è una condizione fondamentale – apre gli occhi all’improvviso – tu lo sai che qui il tempo non esiste.
– sorride digrignando tutti i piccoli denti aguzzi – fai le tue dovute considerazioni, io non ho fretta.»

Mi sveglio di soprassalto. Ansia, il peso che comprime il petto. Freddo, il malessere corporeo dovuto alla finestra rimasta aperta. La chiudo con un calcio. Male fottuto all’alluce – “Cazzo devo rimanere concentrato!”
Accendo la lampada. Vedo e afferro la bottiglia di plastica riposta vicino al letto. È vuota – “Strano, ero convinto di averla portata su come ogni notte.”
Chiudo la finestra e scendo le scale. Ho dimenticato il perché. Torno su di nuovo: “Merda, la bottiglia d’acqua! – penso – Amen, non ho altro tempo da perdere. Rimane pochissimo tempo per trascrivere il sogno.”

E inizio a scrivere. Veloce, in modo convulsivo. Si rivelano ulteriori simboli: il prisma, le lacrime, l’odore dello zolfo. Le frasi, interminabili e prive di qualsivoglia punteggiatura, pendono verso il basso. Faccio difficoltà a comprendere la mia stessa scrittura, tant’è la foga.

Mi interrompo bruscamente. Lo scossone dell’imprevisto, il terrore dell’incidente:
L’orologio sulla scrivania è senza lancette.

«Vedi Iride, non c’è scelta, solo accettazione.»

Non c’è scelta


 Continua … 


[Terzo episodio – 07/07]

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