Esistere

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INCIPIT – del 14 gennaio 2019

Sento il bisogno di cambiare aria, solcando lo spirito del tempo.

Inizio eliminando il superfluo; togli questo, togli quest’altro, no questo non va bene, mi dico.

Ed in fine cosa rimane in 4 anni di scrittura?
Giusto un’immagine.
L’essenziale.

Estate 2016, Isola di Trawangan

 


Così inaugurai l’anno precedente: rimuovendo tutto il superfluo da questo spazio digitale, riducendo ad una unica e significativa immagine.
Eccessivo, perché di eccessi vivo, mi ritrovai da punto a capo a riordinare il blog, tanto quanto la mia piccola esistenza.

Adesso, ad un anno di distanza da quella scelta drastica, mi rendo conto di aver intrapreso la strada che mi condurrà all’ultimo gradino, nel punto in cui le idee divengono valori, nel punto in cui il ragazzo si riconosce nell’uomo, nel punto in cui la vita termina; io desiderò  ESISTERE.

Per rendere tangibile questa parola è sufficiente far riemergere in modo sintetico tre punti cardini, avvenuti durante l’anno appena trascorso:

1) Mogol

“Non c’è coralità tra i versi…”

La sala raccoglie una settantina di persone. Accaldate per il riscaldamento eccessivo, o per l’angoscia di confrontarsi con il Maestro.

“Io avrei utilizzato un altro termine, più specifico…”

Fan, devoti, aspiranti poeti, arzignanesi, creano insieme una brodaglia di umori, non diversa da una tavolozza di colori mischiata alla rinfusa.

“La sintesi! Il potere delle parole semplici…”

Marrone merda. Sì, se non ricordo male, unendo tutti i colori acrilici veniva fuori un marrone merda.

“La rima è indispensabile? Mi sembra eccessiva, ridondante…”

La Master Class con il Maestro; per 400 euro; per sentirsi dire due parole; il marrone merda; 6 ore di macchina (5 perché ha guidato quello spericolato di Viky); V A F F A N C U L O!

“Adesso è il turno di Alessandro Parlato. Questa poesia si intitola Negli occhi di bambino il fiato di farfalla. – si mostra perplesso – il fiato di farfalla? Non mi risulta che le farfalle respirino.”

Alzo la mano, prego iddio che non inizi a leggere il mio componimento. Non mi nota.
Lo chiamo: “Maestro”- nel frattempo ha digrignato le prime parole nello stridere della dentiera (ahimè).
“Maestro…MAESTRO!”
Si interrompe drasticamente: “Cosa succede?!”

“Mi scusi, sono Alessandro. Volevo chiederle per cortesia la possibilità di leggere il mio componimento.”

“Ragazzo, è quello che sto facendo.”

“No, cioè io. Se io posso leggere per voi tutti il componimento che ho scritto.” – intanto capito di fronte a lui. La mia richiesta sottende una pretesa.

“Prego, facci sentire.”

[…] Negli occhi di bambino, il fiato di farfalla
quando la stagione danza
nelle lune accovacciate
sulle schiene delle colline
come pietre preziose da custodire.

La canto. La canto nella sua verticalità. Nella memoria e nel ricordo, dimenticando il mondo tutto. Io nell’universo.

Pausa.

Seguono applausi a strascico, entusiasti. Mogol invece resta inamovibile dalla sua posizione;
“Canti bene. Dovresti però metterla in musica. Farla diventare una canzone.”

La Master Class con il Maestro; 400 euro; per sentirsi dire poco più di due parole; azzurro, il pomeriggio è troppo azzurro; 6 ore di macchina (8 perché ci siamo fermati a San Marino a comprare coltelli); così è comparso il tarlo di trovarmi un musicista; così sono nati i Componenti di Contatto*.

2) Pugilato, o l’arte di rendersi complicata la vita

Se c’è una cosa ho appreso durante l’anno appena passato è il desiderio costante di rendere complicata la mia vita.
Mi spiego; assuefatto dai social e da questa esigenza onnipresente di “mindfulness” o in altri termini, di accozzarsi ogni merda del mondo al patto di prendere 15 minuti per meditare sulla propria misera esistenza, ho deciso di intraprende di petto questo schianto rovinoso con la routine, il sistema e chi che sia, e di rendere, come già scritto troppe volte, complicata la vita.

Bene, adesso che sono riuscito a rendere complicata anche la spiegazione (rientra tutto in questa nuova filosofia di vita) posso darvi un’idea più chiara attraverso la metafora del sentiero; di fronte al bivio dell’esistenza tra scegliere se svoltare lungo un passo scosceso tra i rovi e le serpi, ed un piacevole passeggiata lungo le rive di un laghetto, scelgo la terza via, e no, non parlo della non-scelta, nell’ottica bulimica che l’occidente addotta nei confronti del pensiero orientale, bensì di trovare nel bel mezzo del cammino il terzo sentiero.
Decido di munirmi delle poche cose essenziali (calma, gentilezza, pazienza ecc.) e di rispettare l’interezza del creato, con le sue contraddizioni e atrocità, per convenire al destino.
Non c’è paura, non c’è speranza. Ma ambizione, e furore d’animo; in una parola, ARDITO.

Scrollandomi di dosso brutti vizi, e in definitiva uscendo, utilizzando un altro termine spicciolo, dalla mia “confort zone” (Anglicismo? A noi!!), mi sono ritrovato a praticare pugilato.
Ciò mi ha messo di fronte alla fragilità del mio corpo, in quanto corpo, e delle mie opinioni, in quanto opinioni.
Il pugilato insegna ad aver giudizio?

A mio dire di più, e per tanto mi farò promotore di questa disciplina da inserire negli asili, ma perché no, anche negli ospizi, nei centri di prevenzione, magari delimitando dei ring sui cigli delle strada per le costatazioni amichevoli.
Insomma, sono stufo di questa retorica pacifista che istiga alla violenza! Voglio un mondo che tira pugni, incassa e si rialza. Pace.

3) Una apis nulla apis

Va bene, al livello di stimoli e buoni propositi ho rincarato la dose. Forse non ho nemmeno reso complicato la mia vita (basta organizzarsi d’altronde), ma decisamente più interessante da vivere. L’obiettivo però da perseguire è tutt’altro; entrare nel cuore delle cose, sentirmi interamente umano, nel mondo per il mondo.
E come fare? Scrivendo poesie, canzoni o racconti? Con l’ignominia del poeta o del cantante di sorte? Ma fatemi piacere. Se fosse per riconoscermi alla stregua dei tanti avrei già solcato l’opinione pubblica macchiandomi di una pittoresca azione sovversiva nei confronti dello stato. Non per l’applauso ma per i moti dello spirito io mi muovo!
Ed in me prevalica tutt’altra passione; l’apicoltura.
Non per hobby, non per mestiere. Chiamatela se volete vocazione. Non per sostentamento, non per profitto. Chiamatela se volete solidarietà.
Nel segno indissolubile che mi lega alla terra e mi protrae oltre il cielo. Voglio sentirmi infinitamente umano.

ESISTERE.


*Componenti di Contatto: duo acustico arzignanese composto da Alessandro Iride Parlato (Voce/demagogo/poeta) e Nicola Marzotto (Chitarrista/alcolista). Esordiamo il 31 marzo 2019 e creiamo nell’arco dell’anno un EP composto da 10 brani e poche altre cose, intitolato “Il Giuramento”. (uscita prevista: 30 marzo 2020)


Foto in evidenza di Emma Dalla Benetta

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