La mia breve biografia spiegata bene

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Alessandro Parlato,
nato il 30 marzo 1997, Arzignano (Vi)

Almeno così mi è stato riferito. Non ho ricordi di essere nato.
Il che è bizzarro; veniamo al mondo per una volontà ben più grande, che prescinde la nostra di volontà. Ed è la “volontà ben più grande” a volermi qui ad Arzignano. Città operosa, moderatamente razzista, mossa da una velleità cato-bigotta; una città Veneta.
Una città ricca. Che ga fame de schei, che nasce dalla fatica dei nostri nonni; assidui, meticolosi, insomma lavoratori … Veneti. Brave persone. Anca mi go inparà, volente o nolente, a stare al mondo, o meglio, in questa porzione di mondo: dal rudere nella pianura all’architettura Palladiana, dall’Altopiano alla Laguna de Venesia, dal bon vin a le besteme da ostaria.
Forse, da tutta questa bellezza, ho attinto qualcosa per la mia lettura sagace della vita.


Mi interesso di poesia del tempo che rimane.

La poesia che si discosta dal foglio, dalla pratica grammaticale, dall’esercizio scolastico: quanto di più ho odiato durante il mio pernottamento scolastico.
Poesia che diventa atto, imprescindibile dalla voce e dal gesto del poeta. Connotazione di vita, stilema del fare, “lo scomparire di scena”, sottrarsi dall’ego per diventare cassa toracica di risonanza cosmica. Scorgere dal mistero, l’incomprensibile significato. Dissuadersi dal segno, confidando al proprio foglio la dissoluzione dell’Io per abbracciare la condizione ampia del Noi.


Sacralista, Italico Anarchico, canto per necessità.

Nell’era del nichilismo soffriamo di apatia. L’angoscia dunque regna sovrana, diluita nelle declinazioni degli eccessi superficiali, come può essere ad esempio la droga diffusa nei giovani o la necessità logorroica di apparire sulle reti sociali.
La ricerca immateriale? Soggiogata dalla scalata sociale per cui noi tutti siamo portati a rincorrere modelli di vita proiettati all’individualismo cinico e libidinoso dell’uomo contemporaneo. Costituito da affetti prevalentemente materiali quali la macchina, il capo d’abbigliamento griffato, lo smartphone di ultima generazione – status simbol, elementi di disturbo che non aggiungo niente alla nostra struttura interiore, anzi spesso ci sottraggono dall’introspezione.
Fermatevi!
La società odierna ci impedisce di fermarci, di ascoltare il silenzio. Impedisce di interpellare la nostra coscienza profonda sull’esistenza. Impedisce di confidare nella metafisica, all’astrazione pura che si discosta dal dogma dominante dal scientismo diffuso e difeso da un sistema tecnocrate la cui levatura morale corrisponde esclusivamente con il progresso tecnico e tecnologico.
Questo mi disgusta e perciò tendo verso un nuovo umanesimo: protendo le mani al cielo e come un albero pretendo di stare al mondo e per il mondo, perché se ben salde sono le mie radici, vivo ed orgoglioso fiorisco.

Sacralista in quanto uomo-simbolo di passioni, Italico per il sangue, Anarchico per costituzione, canto per necessità.


Ho imbastito un duo acustico
composto da voce e chitarra.

Intitolato Componenti di Contatto.
Musichiamo i testi attraverso il
Melodico Silenzioso.

Nata dall’esigenza amorosa, la poesia cantata di cui seguo a illustrarvi gli arcani, nell’arco del mio breve soggiorno terrestre, ha preso una connotazione autentica. Attraverso disciplina e costanza ho iniziato a creare un modus operandi per permettermi di applicare la voce in tenor di canto per cristallizzare, attraverso una sorta di spartito invisibile, le sensazioni e le situazioni che frastagliano al vento la mia esigua anima.
Il che mi ha reso più un fenomeno da baraccone che altro; ostruito da una parte dalla poetica accademica, rilegata al feticcio del morto orale, e dall’altra dai cantanti che nella loro torre di avorio mi additano come cantante mal riuscito e costretto a ripiegare nella patetica poesia contemporanea.
Il che è vero. Fin tanto che misuro la mia arte e cerco di identificarla, prima con la poesia e poi con le canzoni d’autore. La realtà, che compresi solo dopo aver iniziato a fare “la poesia” e “la canzone” distintamente, era ed è che il “Melodico Silenzioso” non era e non è né una né l’altra, ma più tosto quella linea sottile che divide e permette di riconoscerle distintamente.

Attualmente, dopo l’incontro fortuito con Mogol, mi ritrovo a dispiegare il Melodico Silenzioso accompagnato da una straordinaria chitarra. Questo duo si chiama Componenti di Contatto e prende spunto dalla “nota nella spartitura” del teatro povero di Grotowski. Essa si basa sulla dicotomia essenziale attore-sciamano//spettatore, dove l’attore-sciamano legge la scena e la sceneggiatura esclusivamente dal dialogo con l’Altro, compiendo in questo fondamento lo spazio del teatro.

Essendoci posti, come Componenti di Contatto, l’obiettivo di interpellare l’anima delle persone basando il nostro concerto sotto la forma dell’incontro, abbiamo pensato che fosse corretto e coerente chiamarci così.
Per gli amici però rimaniamo Ale e Nic, il che non ci dispiace.


La prima raccolta di poesie è stata posta al sequestro.
Intitolata Paradiso Terrestre, fa parte del componimento;
Ediri – lo specchio di Iride.

È un eufemismo. La mia prima raccolta di poesie (il Paradiso Terrestre) non è stata mai nemmeno pubblicata. Ma non per mia volontà.
Malgrado sia andato a bussare alle porte degli editori inerenti al mondo ambiguo che ruota intorno a quello che oggigiorno chiamano poesia non ho trovato nessuno che fosse disposto a pubblicarla.
In cambio ho ricevuto dei commenti poco confortevoli come “accozzaglia di parole messe in verticale”, “roba di scarso valore poetico”(?), e anche dal “dubbioso significato”.
Per fortuna ho trovato anche chi sapesse apprezzare la mia intraprendenza; erano gli editori del self publishing. Loro, inspiegabilmente coglievano il cosiddetto “giocoforza del chiaroscuro”, cioè vedevano ben oltre le mie parole arrivando addirittura alle mie tasche.
Mi correggo; non hanno mai ricevuto in cambio nemmeno un soldo, e mai lo riceveranno.
La reputo – parlo dell’auto pubblicazione – indegna, arrogante e autoreferenziale. Condizioni che non sono attinenti alla mia poetica, sospinta da una ricerca spirituale e da un superamento in continuo divenire.

Troverò chi sarà disposto a prendersi il peso delle mie parole, mi domando.
Mi auguro di sì, ma non posso dipendere da questo.
So per certo di essere disposto a morire per i miei sogni, di bruciare per essi e bruciare con me i miei scritti.
Ogni giorno ha la sua pena. Lasciamo che il domani si preoccupi del domani.
Daremo fuoco alle case.

 

Ediri non è altro che la raccolta omnia che comprende centinaia di illustrazioni, poesie, articoli, confessioni, studi e ricerche attinenti ai campi del linguaggio, filosofia e poesia, brani musicali (e il Melodico Silenzioso), resoconti di sogni lucidi ed esperienze sotto effetto di sostanze psicotrope, monologhi teatrali e una sceneggiatura. Poca roba. Consideriamolo pur sempre un inizio.

 

 

 

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