Non solo di pane e vino

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Non solo di pane e vino

Riscoprirsi mortali. Deporre nel terreno il fecondo seme. Confidare nel mutevole e perpetuo gesto della natura. Per sfamare anima e corpo, non c’è bisogno di cibo, bensì di nutrimento.
Ma cosa stiamo mangiando? Parlo a te, massa liqueforme – ti chiamano Consumista.
Cosa vedi, entrando in un qualsiasi supermercato? Io, nel tuo luogo di culto non vedo altro che involucri, pubblicità, brand, e quintali di cibo e cibo, ma dov’è in tutto ciò il nutrimento?
Non rientra evidentemente nel tuo interesse, c’è ben altro a cui pensare…

Il gabbiotto si apre.
« Gino tolì su el ferro. Ta ferma ti, dio can! Marco tira cuela corda.»
Lo si porta al centro della corte.
«La ghemo.» Dispone la pistola sulla fronte della bestia.
Lo scatto di una molla. Lo scricchiolare della calotta cranica. Un attimo di durezza.

Cala il silenzio.

Generalmente si arriva sempre dopo. Quando la carne è già bella che servita, pronta per essere immortalata in un click social. Oggi non sappiamo assaporare la poesia, gustarne la fatica, la dedizione e la tradizione che ne deriva, tanto dalla carne quanto da qualsiasi alimento proveniente dal dialogo uomo-natura. Perché abbiamo dimenticato questo dialogo? Avanzo l’ipotesi che manchi l’ascolto anzitutto nei propri confronti. Giovanissimi, nelle mense scolastiche, con le merendine della tv, riempiendoci la bocca di fandonie e zuccheri raffinati.
Non abbiamo una educazione sensoriale. Diamo per scontato che il gusto sia una questione – scusate il gioco di parole – di gusto, e saldiamo già in tenera età dei comportamenti alimentari sbagliati che si protraggono in età adulta, diventando spesso disturbi e ossessioni.

Nel mio piccolo sto cercando di ristabilire questo dialogo. Per stare in salute e appropriarmi di un’etica “alimentare”.
Etica già esistente, ma sempre di più in balia dei meccanismi di modernizzazione e di macchinazione della società contemporanea. Essa appartiene ad un recente passato ed è sulla bocca di chi ha saputo soffrire la fame, di chi sa ancora stringersi nel glomere della famiglia ed ha ancora la preghiera nel cuore.
Da loro devo attingere. Ma poco importa, Consumista, c’è ben altro a cui pensare…

« Non è poi un gran bel spettacolo, Alessandro.»
Torno di nuovo tra i vivi.
Il maiale, posizionata su un bancale, è stato sgozzato.
Perde innumerevoli litri di sangue. Si disegna così, nel terreno smosso, una venatura rossastra.
La seguo con gli occhi.
Scende nel campo. Il Sole è già alto.
« È molto bella la prospettiva da qua su – anche lui guarda a valle – non credi?»
« Sì.»
Svolazza distante un falco.
Anche io vorrei volare.


Illustrazione di Iride – Magna Magna

Immagine in evidenza tratta da “LU SAMMUCCHJU”, illustrazione (L’uccisione del maiale) di Angelo Siciliano


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