Quindi? – EP III

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[episodio precedente – E non c’è scelta]

E inizio a scrivere. Veloce, in modo convulsivo. Si rivelano ulteriori simboli: il prisma, le lacrime, l’odore dello zolfo. Le frasi, interminabili e prive di qualsivoglia punteggiatura, pendono verso il basso. Faccio difficoltà a comprendere la mia stessa scrittura, tant’è la foga.

Mi interrompo bruscamente. Lo scossone dell’imprevisto, il terrore dell’incidente:
L’orologio sulla scrivania è senza lancette.

«Vedi Iride, non c’è scelta, solo accettazione.»


Terzo e ultimo episodio

Accecato dalla paura mi difendo come posso, impugnando a pugno stretto la penna che stavo utilizzando per scrivere.
Mosso dall’istinto, la brandisco come il mio pugnale. Forse l’ho colpito, forse no, poi un urlo d’orrore, lancinante. Talmente orribile da strappare le pareti del sogno e riaprire ancora il sipario.
Sì, ancora qui. Sono tornato al punto di partenza, sul palcoscenico – d’altronde sono fatti così i sogni.

Sento il vuoto della sala e sento i vestiti umidi, intonsi di inchiostro. Sento sgocciolare. Dalla cavità dell’occhio sinistro. Non sono lacrime. É la stessa materia vischioso che ho rigurgitato prima, ed è la stessa che impregna i vestiti ora!
Prendo il fazzoletto di seta – il mio amuleto per i viaggi onirici – e cerco di tappare la perdita ponendolo sopra all’occhio – “Dov’è finito!?!” – reciso.

“Devi stare calmo.” – continuo a ripetermi – “ è solo un sogno, nulla di tutto ciò è reale.”
«Opponendo resistenza il ramo si spezza.», eccolo di nuovo rivelarsi dal buio.
Lo guardo con disprezzo.
«Ascolta; accetta la chiave che ti porgo. Affronta il tuo destino.»
«“Non c’è scelta, solo accettazione”… così mi hai detto.»
«E così ti ripeto.»
«Perché?! Se non ho scelta perché mi chiedi di prendere quella chiave? Posso prenderla o rifiutarla – «Solo accettazione.», ribatte – No, e poi no! Non sono disposto a fare il tuo gioco!»
«Continui a vedere solo ciò che ti interessa, ciò che stimola il tuo piacere, ma non puoi sottrarti al tuo destino, Iride. Non vedrai mai sopra le cose, al di fuori della forma e delle congetture del mondo ultraterreno se continui a riserbare rancore per te stesso. La Chiave è l’unico mezzo per aprire il mistero della Grande Porta.»

Silenzio di imbarazzo.
Scoppio a ridere. Di riflesso anche lo spettro sghignazza, il che mi interrompe bruscamente.
«Ma tu che cazzo ridi?»
«Rido per non piangere.»

Segue altro silenzio. Teso.

«Aspetta, cosa vorresti dirmi. Cioè ti rendi conto? Ti presenti nella notte, mentre dormo (!), con chissà quali intenti oscuri, per poi deridermi e torturarmi. Quali sono le tue intenzioni? E smettila di ridermi in faccia!»

«Ombra, tu non hai la faccia, il rancore maschera il tuo volto.»

Lo colpisco, anzi no. Una parete a specchio incrinata dal colpo si frantuma in centinai di frammenti riflettenti. In ogni porzione vedo; vedo me stesso. Eppure non sono in grado di riconoscermi, tumefatto, bianco cadaverico, con artigli lunghissimi, i denti aguzzi … Io non son più io.
Ho lo stesse sembianze dello spettro? Qualcosa mi impedisce di mettere a luce.

«O qualcuno, e quel qualcuno sei tu.»

«Dove sei?! Non ti vedo.»

«Devi guardare dentro. Lì giace ciò che cerchi.»

«Dentro … ma certo! – inizio a cavare a mani nude ogni frammento di vetro, tagliandomi – Dentro!
Ed eccomi, di fronte a me stesso. Nudo. Con la Chiave d’Argento nelle mani conserte. Avvolto dal bagliore diffuso del corpo.

«Iride?»

«La luce e seguita dall’ombra. Tu appartieni a me, quanto io appartengo a te.»

«Ma chi sono io?»

«Sei il seme e la terra feconda, il frutto e la mano della raccolta.
Insieme siamo luce e ombra.»

«Dunque io sono Ombra?»

«Ombra è la parola. Tu sei forma. La forma diviene simbolo. Il simbolo detiene il significato. Sei il significato simbolico della forma dell’ombra.»


Rimasi nello spazio senza tempo il tempo necessario per capire quelle parole. Dopodiché afferrai la Chiave d’Argento. Avevo la Grande Porta dinnanzi a me. L’aprii e decisi d’affrontare l’Incubo Profondo.

Solo in quel momento mi risvegliai.


Mala mori


 

Il testo “Ombra e Iride” e illustrazioni di Alessandro Iride Parlato

 

 

 

 

 


Attualmente, non avendo ricevuto nessun resoconto positivo dai lettori, mi vedo costretto a continuare questo racconto nel cosiddetto “buio del cassetto”. Non pubblicherò altri frammenti sul sito.

 

Grazie per l’attenzione

La Direzione

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